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Carloforte Net - Culturahttps://carloforte.net/topic/cultura itLa storia dei galanzieri - parte quartahttps://carloforte.net/storia_galanzieri4.htm <div class="field field-name-field-image field-type-image field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" rel="og:image rdfs:seeAlso" resource="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/galanzieri.jpg"><a href="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/galanzieri.jpg" title="Galanzieri caricano il minerale nelle Bilancelle presso il molo di Buggerru" class="colorbox" data-colorbox-gallery="gallery-node-217-JKNsf5NLwgs" data-cbox-img-attrs="{&quot;title&quot;: &quot;&quot;, &quot;alt&quot;: &quot;Galanzieri caricano il minerale nelle Bilancelle presso il molo di Buggerru&quot;}"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/articles/galanzieri.jpg?itok=4-kJTnh_" width="740" height="514" alt="Galanzieri caricano il minerale nelle Bilancelle presso il molo di Buggerru" title="" /></a></div></div></div><div class="field field-name-field-related-news field-type-entityreference field-label-above"><div class="field-label">Argomenti correlati:&nbsp;</div><div class="field-items"><div class="field-item even"><a href="/storia_galanzieri.htm">La storia dei galanzieri - parte prima</a></div><div class="field-item odd"><a href="/storia_galanzieri2.htm">La storia dei galanzieri - parte seconda</a></div><div class="field-item even"><a href="/storia_galanzieri3.htm">La storia dei galanzieri - parte terza</a></div></div></div><div class="field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" property="content:encoded"><h2><img class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/battellieri.jpg" style="border-width: 1px; border-style: solid; width: 400px; height: 291px; float: left;" title="Battelli a Buggerru" />La storia dei galanzieri e le origini del movimento socialista a Carloforte in Sardegna.</h2> <div class="clearfix"> <p> </p> </div> <p><strong><em>Testi e ricerche di G.Aste e R. Cambiaggio.<br /> Impaginazione e realizzazioni grafiche a cura delle guide del Museo Civico.<br /> Esportazione sul web a cura di Pietro Cappai.</em></strong></p> <div class="clearfix"> </div> <h3>Parte quarta</h3> <p>Una delle conseguenze fu il fenomeno dell'emigrazione, nella quale trovavano sbocco i carlofortini disoccupati sempre più numerosi. La paralisi totale (evitata nel 1935, quando anche la società Pertusola- Ingurtosu aveva intenzione di avviare il trasporto via terra, grazie all'intervento delle autorità locali), non poté essere evitata nel secondo dopoguerra, quando furono scelti per l'imbarco dei minerali, porti più idonei e meno costosi.</p> <blockquote><p>"Così i carlofortini, dopo un secolo, furono privati di una fonte di guadagno, vendettero le loro barche a prezzi irrisori, le videro distruggere dalla furia del mare, videro cadere i magazzini dove depositavano il minerale….".</p> </blockquote> <p><img alt="I magazzini di stoccaggio della galanza" class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/magazzini.jpg" style="float: left; width: 340px; height: 230px;" title="I magazzini di stoccaggio della galanza" />Era la fine di un'epoca gloriosa che segnava una svolta decisiva nell'economia locale: ma quasi segno del destino, sulle rovine dei magazzini dell'allora Corso Libertà , dove il fumo di piombo aveva accompagnato e avvelenato la vita dei galanzieri, sorse l'edificio dell'Istituto Nautico, donde uscì ed esce una nuova marineria, qualificata, che corre il mare con moderne navi.</p> <div class="clearfix"> </div> <p>Negli anni della crisi mineraria molti lavoratori del mare carlofortini presero la via dell'emigrazione verso la Francia e gli Stati Uniti.</p> <div class="clearfix"><img alt="Emigranti Carlofortini" class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/emigranti.jpg" style="width: 259px; height: 201px;" title="Emigranti Carlofortini" /></div> <p align="center"><strong>Note bibliografiche</strong></p> <ul><li>   Dati desunti dalla relazione Sella alla Camera dei deputati nel 1870.</li> <li>Documentano il fatto: il resoconto del processo pubblicato dalla tipografia del corriere di Cagliari 1882. <ul><li>Un articolo del giornale "L'avvenire di Sardegna" che riportò la notizia del tumulto.</li> <li>Sotgiu-Questione Sarda e movimento operaio, Cagliari 1969.</li> </ul></li> <li>Fr. Pais-Serra: relazione dell'inchiesta sulle condizioni economiche e della sicurezza pubblica in Sardegna promossa con D.M. 12/12/1894.</li> <li>Telegramma che G.Giolitti inviò il 1° Giugno 1906 ai Prefetti responsabili dell'ordine pubblico."I funzionari dipendenti da questo ministero…..ricordo che in questo periodo di profonda trasformazione sociale l'opera del governo deve ispirarsi alla più assoluta neutralità nelle lotte tra capitale e lavoro e alla più affettuosa cura delle legittime aspirazioni delle classi sociali…..chi rappresenta il governo nelle più elevate come nelle più umili sfere ha quindi non soltanto il dovere di applicare rigidamente le leggi, ma anche quello di esercitare un vero apostolato di pace sociale."</li> <li>G. Vallebona, L'evoluzione della società carlofortina</li> <li>G. Aste, il movimento sociale a Carloforte -Tesi di laurea</li> <li>Ricerca realizzata con l'ausilio di appunti e articoli del Prof. Giuseppe Aste e presentata al Corso Abilitante per la classe AO/LVII/A (Materie letterarie nella Scuola Media) Anno 1975 dalla Prof.ssa Rosa Cambiaggio. <p> </p> </li> </ul></div></div></div><div class="field field-name-field-addthis field-type-addthis field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"></div></div></div>Wed, 08 Jun 2016 00:17:24 +0000admin217 at https://carloforte.nethttps://carloforte.net/storia_galanzieri4.htm#commentsLa storia dei galanzieri - parte terzahttps://carloforte.net/storia_galanzieri3.htm <div class="field field-name-field-image field-type-image field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" rel="og:image rdfs:seeAlso" resource="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/bilancella_carloforte.jpg"><a href="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/bilancella_carloforte.jpg" title="Bilancella nel porto di Carloforte" class="colorbox" data-colorbox-gallery="gallery-node-216-JKNsf5NLwgs" data-cbox-img-attrs="{&quot;title&quot;: &quot;&quot;, &quot;alt&quot;: &quot;Bilancella nel porto di Carloforte&quot;}"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/articles/bilancella_carloforte.jpg?itok=9G3RfG_P" width="1024" height="706" alt="Bilancella nel porto di Carloforte" title="" /></a></div></div></div><div class="field field-name-field-related-news field-type-entityreference field-label-above"><div class="field-label">Argomenti correlati:&nbsp;</div><div class="field-items"><div class="field-item even"><a href="/storia_galanzieri.htm">La storia dei galanzieri - parte prima</a></div><div class="field-item odd"><a href="/storia_galanzieri2.htm">La storia dei galanzieri - parte seconda</a></div></div></div><div class="field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" property="content:encoded"><h2><img class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/battellieri.jpg" style="border-width: 1px; border-style: solid; width: 400px; height: 291px; float: left;" title="Battelli a Buggerru" />La storia dei galanzieri e le origini del movimento socialista a Carloforte in Sardegna.</h2> <div class="clearfix"> <p> </p> </div> <p><strong><em>Testi e ricerche di G.Aste e R. Cambiaggio.<br /> Impaginazione e realizzazioni grafiche a cura delle guide del Museo Civico.<br /> Esportazione sul web a cura di Pietro Cappai.</em></strong></p> <div class="clearfix"> </div> <h3>Parte terza</h3> <p>L'azione di Cavallera non era un'azione isolata; in quegli anni infatti in Sardegna e in Italia s'andava affermando il pensiero socialista che portava avanti le istanze dei lavoratori, le cui condizioni avevano indotto uomini di cultura a difenderne i diritti e a organizzarli nella lotta comune contro lo sfruttamento padronale.</p> <p>Era il periodo in cui le società belghe, inglesi e francesi diventavano proprietarie delle concessioni delle miniere  sarde che sfruttavano esosamente e in cui il lavoro dei sardi era destinato soltanto alla estrazione del minerale, mentre i profitti emigravano altrove, all'estero o in continente.</p> <p>Le stesse tonnare e la relativa industria erano in mano a capitalisti genovesi. Molte società forestiere si contendevano la Sardegna e le sue risorse solo a scopo di rapina. La situazione era anche aggravata dal fatto che i salari erano molto bassi e diversi da quelli che ricevevano ilavoratori delle altre regioni italiane. Nel 1894, il Pais-Serra scriveva nella relazione per la Camera dei Deputati, che non immaginava</p> <blockquote><p>"…che le condizioni di quest'ultima regione d'Italia fossero gravi ed eccezionali, che in quelle provincie i mali, purtroppo comuni alle altre parti del Regno, assumessero forma più acuta e di maggiore violenza … donde una indeterminata aspirazione a rimedi, non solo urgenti e radicali, ma tali che tenessero conto delle condizioni anomale in cui l'isola trovasi in confronto alle altre parti dello stato(3)".</p> </blockquote> <p>In tale ambiente non esistevano le grandi divisioni politiche e sociali ma <strong><em>"soltanto partiti personali, consorterie, nello stretto senso della parola" </em></strong>(vedi Pais-Serra citato); Verso la fine del secolo cominciò però a svilupparsi <strong><em>"un moto di idee e di cultura che cercava di prendere coscienza dei problemi reali della Sardegna </em></strong>(vedi Sotgiu cit. pag 68): erano gli anni nei quali proprio in Sardegna maturarono le prime esperienze giovanili di uomini destinati ad avere un grande peso nella storia futura del movimento operaio e in quello cattolico e in genere nella vita del paese: Gramsci, Lussu, Segni; erano gli anni nei quali si formarono e acquistarono dimensione nazionale personalità come Grazia Deledda e Sebastiano Satta, mentre Felice Cavallotti diventava l'idolo delle masse popolari. Era vivo ed ampio un movimento ideale e culturale, destinato col volgere degli anni ad avere importanti sviluppi anche sul piano politico, un movimento che riproponeva i temi dell'autonomia e dell'Autogoverno.</p> <p>Tale era l'ambiente sardo quando vi comparve l'idea socialista e vi si diffuse rapidamente, naturalmente l'adesione al socialismo non coincideva con l'adesione al partito o alla sua azione generale, ma spesso solamente l'iscrizione a una lega, a una camera di lavoro, a una mutua di soccorso, a una cooperativa (Sotgiu cit.).</p> <p>A Cagliari comparve presto una vasta fioritura di socialisti, i giovani accorrevano nelle file del partito e tra di loro vi svolgeva una intensa attività l'allora studente Jago Siotto; si formò una lega di ferrovieri per opera dello stesso Cavallera, allora studente in medicina; si pubblicò il primo giornale socialista sardo <strong>"La Volontà"</strong>, nella provincia di Sassari la nuova idea assunse proporzioni di fenomeno sociale. Mentre però a Cagliari e a Sassari ben presto il movimento si sfasciava, l'idea si diffondeva nel bacino minerario del Sulcis-Iglesiente, dove la classe dei minatori era<em> "<strong>Abbruttita dal lavoro, dalla miseria e dall'ignoranza, affidata senza alcuna garanzia alla tirannide e allo sfruttamento dei capitalisti</strong>"(Sotgiu cit.). </em>Sorsero infatti le prime organizzazioni in tutto il bacino minerario ed a Carloforte, dove come abbiamo visto, il socialismo trovò terreno propizio ad opera di Cavallera. Anche la sua Lega dei Battellieri non ebbe però lunga vita: il 6 Giugno 1898 fu sciolta dalle autorità nel clima di repressione creatosi in Italia in seguito ai disordini verificatisi in varie parti(in quell'anno il prezzo del pane in conseguenza di una vasta crisi economica internazionale rincarò ancora rendendo più dura la miseria del popolo); a Parma la folla si scatenò tagliando i fili del telefono e distruggendo i lampioni della luce elettrica; a Firenze fu invaso il Palazzo Strozzi, dove era alloggiata la Regina d'Olanda; a Milano il generale Bava-Beccaris fece sparare sulla folla inerme durante alcuni tumulti: (rimasero uccise 80 persone e per le strade continuarono i combattimenti per altri quattro giorni. La colpa di questo episodio fu riversata sui socialisti e subito furono adottate misure repressive, furono arrestati il radicale Romussi, il repubblicano De Andreis, insieme a Costa, Bissolati e alla Kuliscioff; Turati venne condannato a 12  anni di carcere, furono militarizzati i ferrovieri e gli impiegati dello stato per impedirne lo sciopero, furono chiuse le Università delle principali città, sciolte le camere del lavoro, banche contadine, associazioni ed Enti di varia natura. La stessa sorte toccò alla Lega di Cavallera, il q<img alt="Andrea Costa" class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/andrea_costa.jpg" style="border-width: 0px; border-style: solid; width: 171px; height: 212px; float: left;" title="Andrea Costa" />uale però non si perse d'animo e ricostituì quasi subito una <strong><em>Società di Previdenza tra battellieri</em></strong>, con scopi dichiarati di assistenza e previdenza, ma con l'ovvio sottofondo di attività socialista e sindacale. Così la lottacontinuò  incessante anche se ci furono altre repressioni (il Cavallera fu arrestato) e anche se in seno al movimento operaio si verificò la scissione (riflettente quella nazionale) tra gli elementi d'ispirazione socialista e quelli d'ispirazione cattolica.</p> <p>Nel 1891 papa Leone XIII aveva pubblicato l'importante Enciclica <strong> (Rerum Novarum)</strong> nella quale pur condannando la lotta di classe, prendeva una posizione precisa e nuova sui problemi sociali sostenendo che le eccessive disuguaglianze economiche andavano ridotte e che i lavoratori avevano il diritto di organizzarsi e associarsi in sindacati. Così accanto alle organizzazioni socialiste <strong> "Rosse"</strong> sorsero sindacati e cooperative <strong> "Bianche"</strong> che si diffusero rapidamente. Pur perseguendo gli stessi fini, a Carloforte i due raggruppamenti finirono con l'intralciarsi e danneggiarsi a vicenda (ancora oggi con i termini di <strong> Cappe bianche</strong> e <strong> Cappe nere</strong>, vengono ricordati i due schieramenti politici di allora). Intanto da parte del governo Italiano si andava delineando una nuova linea politica verso le organizzazioni sindacali. E' del 1° Giugno 1906 il telegramma che Giolitti inviò ai prefetti perché salvaguardassero le aspettative delle classi operaie e garantissero la neutralità dello Stato nelle lotte tra capitale e lavoro.(4)</p> <p>Qualche miglioramento si deve comunque registrare, come l'aumento del prezzo del trasporto del minerale concesso nel 1912 dalle società minerarie, pur rimanendo le condizioni generali nel complesso inalterate sino a quando il traffico minerario non incominciò, seppur lentamente, a scemare. Molte società provvedevano a trovare altre vie più agevoli e convenienti per il trasporto dei loro prodotti, con la costruzione di strade, il porto di Cagliari divenne sempre più competitivo. A Carloforte non rimasero che la Gennamari-Ingurtosu e la Malfidano e sporadicamente Buggerru e Nebida. . Così dalla media anteguerra delle 100.000 tonnellate si scende velocemente a quella ben più modesta delle 53.000 del quadriennio 1931-34.</p> <p>Pur mantenendo le caratteristiche e la funzionalità di un'attività primaria per l'economia carolina, quella dei Galanzieri vede rarefarsi il numero dei lavoratori: poco meno di 500 nel quadriennio citato, contro gli oltre 1200 dell'immediato dopoguerra, è calato il numero dei lavoratori, è migliorata col motore la navigazione, ma sono pur sempre le condizioni di lavoro umano (zappa-coffetta): duro, massacrante, bestiale; le combattute controversie del più recente passato avevano potuto apportare soltanto qualche lieve miglioramento sul piano economico, ma nulla avevano potuto sulla "<strong>qualità</strong>" del lavoro anche perché condizionato dalla sua stessa natura.</p> </div></div></div><div class="field field-name-field-addthis field-type-addthis field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"></div></div></div>Wed, 08 Jun 2016 00:07:14 +0000admin216 at https://carloforte.nethttps://carloforte.net/storia_galanzieri3.htm#commentsPesca del tonno nella tonnara e mattanzahttps://carloforte.net/tonnara_gallery.asp <!-- THIS FILE IS NOT USED AND IS HERE AS A STARTING POINT FOR CUSTOMIZATION ONLY. 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Le barche dei tonnarotti chiamate bastarde non posseggono mezzi di propulsione propri, perciò vengono trainate verso il luogo dove avverrà la mattanza" /><br/><span class="jb-caption">Si parte all&#039;alba per fare la mattanza. Le barche dei tonnarotti chiamate bastarde non posseggono mezzi di propulsione propri, perciò vengono trainate verso il luogo dove avverrà la mattanza</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/pesca-del-tonno-nella-tonnara-e-mattanza/image-2-b.jpg?itok=kiobq-VO" alt="Comincia la mattanza: la porta della camera della morte viene salpata e si comincia a stringere la rete. I pesci si sentono intrappolati, il mare si riempie di spruzzi e si tinge di rosso." /><br/><span class="jb-caption">Comincia la mattanza: la porta della camera della morte viene salpata e si comincia a stringere la rete. I pesci si sentono intrappolati, il mare si riempie di spruzzi e si tinge di rosso.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/pesca-del-tonno-nella-tonnara-e-mattanza/image-3.jpg?itok=vy4aNdK0" alt="I tonni man mano che gli viene a mancare l&amp;#039;acqua si dibattono, urtano violentemente tra loro, si feriscono." /><br/><span class="jb-caption">I tonni man mano che gli viene a mancare l&#039;acqua si dibattono, urtano violentemente tra loro, si feriscono.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/pesca-del-tonno-nella-tonnara-e-mattanza/image-4.jpg?itok=K1nOYyXe" alt="Quando i tonni sono ormai sfiniti vengono issati sulle barche" /><br/><span class="jb-caption">Quando i tonni sono ormai sfiniti vengono issati sulle barche</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/pesca-del-tonno-nella-tonnara-e-mattanza/image-5.jpg?itok=LXt-l6ov" alt="I tonni vengono issati sul vascello" /><br/><span class="jb-caption">I tonni vengono issati sul vascello</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/pesca-del-tonno-nella-tonnara-e-mattanza/image-6.jpg?itok=51QIlafG" alt="Particolare: un tonno viene agganciato e issato sul vascello" /><br/><span class="jb-caption">Particolare: un tonno viene agganciato e issato sul vascello</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/pesca-del-tonno-nella-tonnara-e-mattanza/image-7.jpg?itok=6QdSWKoX" alt="Il vascello è la barca sulla quale vengono caricati i tonni. I pesci vengono protetti con un telo." /><br/><span class="jb-caption">Il vascello è la barca sulla quale vengono caricati i tonni. I pesci vengono protetti con un telo.</span></p> </noscript> </div></div> </div> </div> </div> <div class="field field-name-field-intro field-type-text-long field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"><p>In questa pagina si descrive "come avveniva" la pesca del tonno nelle tonnare di Carloforte e la mattanza. Negli ultimi anni non si fa più la mattanza. I tonni infatti vengono trasportati a Malta in apposite gabbie e poi venduti. Questa pagina è stata inserita sul sito poichè la tonnara e la mattanza fanno parte della storia dei tabarchini.</p> </div></div></div><div class="field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" property="content:encoded"><p>La giornata della mattanza incominciva verso le 5 del mattino.<br /> Si preparavano le barche che poi venivano trainate dove era stata calata la tonnara.<br /> Poi si inducevano i tonni ad arrivare nella "Camera della morte" che veniva salpata.<br /> Questo era l'inizio vero e proprio della mattanza.<br /> I tonnarotti, che stavanono sulle barche disposte lungo i quattro lati della camera, al comando del rais tiravanono su la rete.<br /> I tonni man mano che gli veniva a mancare l'acqua si dibattevano e urtando violentemente tra loro si ferivano. Quando erano ormai sfiniti venivano issati sulle barche.<br /> La mattanza era uno spettacolo sanguinoso e crudele, il mare si tingeva di rosso, sembrava un campo di battaglia. Tutto questo avveniva per procacciarsi il cibo. Si trattava in effetti di quella "lotta per la sopravvivenza" che per chi vive in città sembra essere un ricordo di tempi lontani.</p> <p>Poichè questo sistema di pesca non è più in uso ci riesce difficile reperire nuove foto e quindi non ce ne voglia il visitatore se le immagini sono piccole e di bassa qualità.</p> </div></div></div><div class="field field-name-field-addthis field-type-addthis field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"></div></div></div>Tue, 07 Jun 2016 17:09:41 +0000admin211 at https://carloforte.nethttps://carloforte.net/tonnara_gallery.asp#commentsIl dialetto Tabarchinohttps://carloforte.net/dialetto.htm <div class="field field-name-field-image field-type-image field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" rel="og:image rdfs:seeAlso" resource="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/carloforte-piazza-lungomare.jpg"><a href="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/carloforte-piazza-lungomare.jpg" title="Statua dedicata al Re Carlo Emanuele III a Carloforte" class="colorbox" data-colorbox-gallery="gallery-node-208-JKNsf5NLwgs" data-cbox-img-attrs="{&quot;title&quot;: &quot;&quot;, &quot;alt&quot;: &quot;Statua dedicata al Re Carlo Emanuele III a Carloforte&quot;}"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/articles/carloforte-piazza-lungomare.jpg?itok=LTxEftmv" width="1024" height="768" alt="Statua dedicata al Re Carlo Emanuele III a Carloforte" title="" /></a></div></div></div><div class="field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" property="content:encoded"><p>Il dialetto tabarchino è simile, ma non identico, al genovese (ligure) moderno in virtù dei continui rapporti economici e culturali intrattenuti dalla popolazione con l'antica madrepatria, sia al tempo del soggiorno tunisino che dopo la fondazione delle comunità in Sardegna</p> <p>A causa del relativo isolamento ne è invece sostanzialmente più conservatore per diverse forme letterarie e grammaticali.</p> <p>Proprio per questo motivo il cantautore Fabrizio De Andrè ha soggiornato per diversi mesi a Carloforte prima di registrare, in collaborazione con Mauto Pagani, uno dei suoi album più significativi, <em>Creuza de mä</em>.</p> <blockquote><p><em>Crêuza</em> è stato il miracolo di un incontro simultaneo fra un linguaggio musicale e una lingua letteraria entrambi inventati. Ho usato la lingua del mare, un esperanto dove le parole hanno il ritmo della voga, del marinaio che tira le reti e spinge sui remi. Mi piacerebbe che <em>Crêuza</em> fosse il veicolo per far penetrare agli occhi dei genovesi (e non solo nei loro) suoni etnici che appartengono alla loro cultura.</p> <p>(<small>Fabrizio De André in un'intervista.</small>)</p> </blockquote> <p>Oggi il tabarchino viene usato non solo nella pratica quotidiana, ma anche nell'insegnamento scolastico, per il quale sono stati redatti dal corpo insegnante adeguati sussidi didattici. La notevole vitalità dell'uso anche presso le più giovani generazioni fa del tabarchino un caso unico nel contesto delle minoranze linguistiche presenti in Italia, e il tabarchino risulta la varietà tradizionale maggiormente diffusa in Sardegna nell'ambito territoriale di sua storica pertinenza.</p> <p>Il tabarchino è parlato nei comuni di Carloforte (<em>U Pàize</em>) nell'isola di San Pietro (<em>San Pé</em>) e di Calasetta (<em>Câdesédda</em>) nell'isola di Sant'Antioco, entrambe situate nell'arcipelago del Sulcis, nella parte sud-occidentale della Sardegna.</p> <p>È parlato, secondo stime <span title="">recenti,</span> dall'87% degli abitanti di Carloforte, dal 68% degli abitanti di Calasetta, dal 72% dei bambini di Carloforte e dal 62% dei bambini di Calasetta in età scolare.</p> <p> </p> </div></div></div><div class="field field-name-field-tags field-type-taxonomy-term-reference field-label-inline clearfix"><div class="field-label">Tags:&nbsp;</div><div class="field-items"><div class="field-item even" rel="dc:subject"><a href="/tags/cultura" typeof="skos:Concept" property="rdfs:label skos:prefLabel" datatype="">Cultura</a></div></div></div><div class="field field-name-field-addthis field-type-addthis field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"></div></div></div>Mon, 06 Jun 2016 19:20:44 +0000admin208 at https://carloforte.nethttps://carloforte.net/dialetto.htm#commentsBötti du Shcöggiuhttps://carloforte.net/botti <div class="field field-name-field-image field-type-image field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" rel="og:image rdfs:seeAlso" resource="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/botti-gretel-cartolina.jpg"><a href="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/botti-gretel-cartolina.jpg" title="Spettacolo Gretel e tutti gli altri" class="colorbox" data-colorbox-gallery="gallery-node-205-JKNsf5NLwgs" data-cbox-img-attrs="{&quot;title&quot;: &quot;&quot;, &quot;alt&quot;: &quot;Spettacolo Gretel e tutti gli altri&quot;}"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/articles/botti-gretel-cartolina.jpg?itok=g154bo7A" width="437" height="177" alt="Spettacolo Gretel e tutti gli altri" title="" /></a></div></div></div><div class="field field-name-field-related-news field-type-entityreference field-label-above"><div class="field-label">Argomenti correlati:&nbsp;</div><div class="field-items"><div class="field-item even"><a href="/eventi/lestate-dei-botti">L&#039;Estate dei Botti</a></div></div></div><div class="field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" property="content:encoded"><h2>Bötti du Shcöggiu</h2> <p><img alt="Logo dei botti du shcoggiu" class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/botti-logo.png" style="float: left; width: 35%;" title="Logo dei botti du shcoggiu" />Bötti du Shcöggiu nasce a Carloforte nell’isola di San Pietro – Sardegna, nel 1994 e da allora vive e lavora nel territorio occupandosi di produzione, promozione, formazione, distribuzione dello spettacolo dal vivo e dell’arte in generale. “La Bottega” è lo spazio di lavoro dei Bötti con 50 posti a sedere a tribuna, ed un ampio spazio per il lavoro fisico.<br /> Fulcro dei Bötti è Cronopios, che dal ’98 si occupa di vari progetti di formazione e produzione che indagano le risorse endogene del territorio. Uno degli obiettivi del lavoro è sperimentare “la pedagogia teatrale” attraverso formule che possono scaturire dai luoghi o dal confronto/relazione col territorio nelle sue forme rituali archetipiche ed anche soprattutto da una fusione delle arti antiche e contemporanee.<br /> Innumerevoli le loro iniziative. Tra le principali:</p> <ul><li>le varie edizioni del festival internazionale di teatro, musica, nuovo circo “…dall’isola, dell’isola, di una penisola” che si svolge tra fine agosto e settembre</li> <li>“Passaggi” cartellone autunnale di teatro, musica, documentari</li> <li> Nel corso dell’anno iniziative dedicate alla poesia, al cinema, alla pittura, alla fotografia…</li> <li>Laboratori di formazione nella scuola e nel sociale</li> <li>Spesso avviano partnership con organizzatori di altri eventi quali il Posidonia Project.</li> </ul><h3>Per approfondimenti:</h3> <p>per ottenere maggiori informazioni sulle varie iniziative culturali, vi consigliamo di controllare il <a href="/calendario-eventi">calendario eventi</a> e le <a href="/ultime-news">news</a> su questo sito e soprattutto:</p> <ul><li><a href="https://bottidushcoggiu.wordpress.com/">Sito ufficiale dei Bötti du Shcöggiu</a></li> <li><a href="https://www.facebook.com/BottiduShcoggiu/timeline">La loro pagina Facebook</a></li> </ul></div></div></div><div class="field field-name-field-addthis field-type-addthis field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"></div></div></div>Mon, 06 Jun 2016 09:05:02 +0000admin205 at https://carloforte.nethttps://carloforte.net/botti#commentsFoto d'epoca di Carlofortehttps://carloforte.net/come_eravamo.asp <!-- THIS FILE IS NOT USED AND IS HERE AS A STARTING POINT FOR CUSTOMIZATION ONLY. See http://api.drupal.org/api/function/theme_field/7 for details. After copying this file to your theme's folder and customizing it, remove this HTML comment. --> <div class="field field-name-field-images field-type-image field-label-hidden"> <div class="field-items"> <div class="field-item even"><div class="juicebox-parent"> <div id="field--node--204--field-images--rss" class="juicebox-container"> <noscript> <!-- Image gallery content for non-javascript devices --> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/fotodepocalungomareemonumentoacarloemanuele.jpg?itok=sf2hZf56" alt="Foto d&amp;#039;epoca lungomare e monumento al re Carlo Emanuele" /><br/><span class="jb-caption">Foto d&#039;epoca lungomare e monumento al re Carlo Emanuele</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/fotodepocadellamarinadicarloforte.jpg?itok=ph-wMHpa" alt="Foto d&amp;#039;epoca della marina di Carloforte" /><br/><span class="jb-caption">Foto d&#039;epoca della marina di Carloforte</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/albertopadrecruxe.jpg?itok=mbnCLVTl" alt="Imbarcazione alberto Padre detta anche Cruxe." /><br/><span class="jb-caption">Imbarcazione alberto Padre detta anche Cruxe.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/barcaincarenaggio1905ca.jpg?itok=BVeMgiQP" alt="Barca durante operazioni di carenaggio. Foto del 1905." /><br/><span class="jb-caption">Barca durante operazioni di carenaggio. Foto del 1905.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/bilancellagalileoequipaggio.jpg?itok=qse-wc-P" alt="La bilancella Galileo." /><br/><span class="jb-caption">La bilancella Galileo.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/bilancelle21890ca.jpg?itok=lfGt-twe" alt="Bilancelle. Foto del 1890" /><br/><span class="jb-caption">Bilancelle. Foto del 1890</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/bilancelle7.jpg?itok=w62UIOb_" alt="Bilancelle" /><br/><span class="jb-caption">Bilancelle</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/bilancelleaportovesme1890.jpg?itok=0l-lf077" alt="Bilancelle nel porto di Portovesme" /><br/><span class="jb-caption">Bilancelle nel porto di Portovesme</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/caposandaloarrivo1950.jpg?itok=Z1wV1Bcc" alt="Il traghetto Capo Sandalo arriva in porto." /><br/><span class="jb-caption">Il traghetto Capo Sandalo arriva in porto.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/caposandalo.jpg?itok=bR5gyZ2-" alt="Il traghetto Capo Sandalo in navigazione" /><br/><span class="jb-caption">Il traghetto Capo Sandalo in navigazione</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/cisternone1916.jpg?itok=wiK0UUBU" alt="Il Cisternone. foto del 1916." /><br/><span class="jb-caption">Il Cisternone. foto del 1916.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/corsovittorioemanueleii1924.jpg?itok=rBsl2aB5" alt="Corso Vittorio Emanuele II. Foto del 1924" /><br/><span class="jb-caption">Corso Vittorio Emanuele II. Foto del 1924</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/galluraecaposandaloinporto1958.jpg?itok=EKyeipgd" alt="I traghetti Gallura ed il Capo Sandalo nel porto di Carloforte" /><br/><span class="jb-caption">I traghetti Gallura ed il Capo Sandalo nel porto di Carloforte</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/gallura.jpg?itok=V0B0CbEz" alt="Il traghetto Gallura in navigazione." /><br/><span class="jb-caption">Il traghetto Gallura in navigazione.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/internodelcisternone1960.jpg?itok=Iqd2qBe2" alt="Il portico del Cisternone. foto del 1960." /><br/><span class="jb-caption">Il portico del Cisternone. foto del 1960.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/palazzodelteatro1925-1930.jpg?itok=ltxc5N14" alt="Il Teatro Cavallera. Foto del 1925." /><br/><span class="jb-caption">Il Teatro Cavallera. Foto del 1925.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/palazzodelteatro1928-1930.jpg?itok=5s-Jr2Zl" alt="Il Teatro Cavallera. Foto del 1928." /><br/><span class="jb-caption">Il Teatro Cavallera. Foto del 1928.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/piazzavittorioemanueleii1938.jpg?itok=iQZzMhom" alt="Piazza Vittorio Emanuele II. Foto del 1938." /><br/><span class="jb-caption">Piazza Vittorio Emanuele II. Foto del 1938.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/piazzavittorioemanueleiianni1920.jpg?itok=GZC00xpu" alt="Piazza Vittorio Emanuele II. Foto del 1920." /><br/><span class="jb-caption">Piazza Vittorio Emanuele II. Foto del 1920.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/piazzavittorioemanueleii1938_0.jpg?itok=UR_3Gjll" alt="Piazza Vittorio Emanuele II. Foto del 1938." /><br/><span class="jb-caption">Piazza Vittorio Emanuele II. Foto del 1938.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/piazzavittorioemanuele1912.jpg?itok=EzwHXEh1" alt="Piazza Vittorio Emanuele II. Foto del 1912." /><br/><span class="jb-caption">Piazza Vittorio Emanuele II. Foto del 1912.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/sfilatabalilla.jpg?itok=bO1jJiCm" alt="Sfilata Balilla." /><br/><span class="jb-caption">Sfilata Balilla.</span></p> <p class="jb-image"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/photos/foto-depoca-di-carloforte/fotodepocadellungomaredicarloforte.jpg?itok=EeBjeyOl" alt="Foto d&amp;#039;epoca del lungomare di Carloforte" /><br/><span class="jb-caption">Foto d&#039;epoca del lungomare di Carloforte</span></p> </noscript> </div></div> </div> </div> </div> <div class="field field-name-field-addthis field-type-addthis field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"></div></div></div>Mon, 06 Jun 2016 08:37:11 +0000admin204 at https://carloforte.nethttps://carloforte.net/come_eravamo.asp#commentsMario Brai e Marenostrumhttps://carloforte.net/marenostrum <div class="field field-name-field-image field-type-image field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" rel="og:image rdfs:seeAlso" resource="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/brai-concerto.jpg"><a href="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/brai-concerto.jpg" title="Mario Brai in concerto al Jazzino di Cagliari" class="colorbox" data-colorbox-gallery="gallery-node-198-JKNsf5NLwgs" data-cbox-img-attrs="{&quot;title&quot;: &quot;&quot;, &quot;alt&quot;: &quot;Mario Brai in concerto al Jazzino di Cagliari&quot;}"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/articles/brai-concerto.jpg?itok=2HF-Z1LP" width="960" height="539" alt="Mario Brai in concerto al Jazzino di Cagliari" title="" /></a></div></div></div><div class="field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" property="content:encoded"><p><strong>Il progetto Marenostrum si propone di spaziare fra le varie etnie del globo partendo dall'ottica di chi vive a Carloforte, sull'Isola di San Pietro, in Sardegna.</strong></p> <p>Questa pagina è in fase di rifacimento. Nel mentre vi consigliamo di visitare:</p> <ul><li>la <a href="https://www.facebook.com/MARIO-BRAI-116463525042710/timeline">pagina Facebook di Mario Brai</a>, ideatore del progetto.</li> <li>Il canale <a href="http://www.youtube.com/mariobrai">YouTube</a> di Mario Brai</li> <li>La pagina <a href="https://myspace.com/mariobrai">MySpace di Mario Brai</a></li> </ul></div></div></div><div class="field field-name-field-tags field-type-taxonomy-term-reference field-label-inline clearfix"><div class="field-label">Tags:&nbsp;</div><div class="field-items"><div class="field-item even" rel="dc:subject"><a href="/tags/cultura" typeof="skos:Concept" property="rdfs:label skos:prefLabel" datatype="">Cultura</a></div></div></div><div class="field field-name-field-addthis field-type-addthis field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"></div></div></div>Sun, 05 Jun 2016 17:14:15 +0000admin198 at https://carloforte.nethttps://carloforte.net/marenostrum#commentsL'Isola di Nueva Tabarkahttps://carloforte.net/nueva_tabarka.htm <div class="field field-name-field-intro field-type-text-long field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"><p>Il nome di Nueva Tabarka è dovuto all'insediamento, durante il regno di Carlo III di Spagna, di 69 famiglie di origine genovese provenienti dalla piccola isola di Tabarka, sita a circa 300 metri dalle coste tunisine. Dipendenza della Repubblica di Genova, la Tabarka africana fu occupata nel 1741 dal bey di Tunisi, per diventare algerina nel 1756.</p> </div></div></div><div class="field field-name-field-related-news field-type-entityreference field-label-above"><div class="field-label">Argomenti correlati:&nbsp;</div><div class="field-items"><div class="field-item even"><a href="/storia.html">La storia di Carloforte</a></div></div></div><div class="field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" property="content:encoded"><p><img alt="L'isola di Nueva Tabarca è situata a 38º 10' latitudine Nord e 0º 28' longitudine Ovest, con una lunghezza di circa 1.800 m. ed ha una larghezza massima di 400 m. Orientata in direzione NO-SE di fronte alla costa di Alicante; dista 3 miglia dal capo di Santa Pola e 11 dalla città di Alicante, gode di un clima temperato (media annuale di 17ºC).  La sua forma allungata si stringe nella sua metà, proprio all'altezza del porto e della spiaggia, dividendola da un lato nella parte urbanizzata 'poblado' e dall'altra nel 'campo'.  Benché il numero dei censiti sia pari a 100, la sua popolazione fluttua considerevolmente a seconda del periodo dell'anno. Mentre in pieno inverno non più di 30 persone vivono nel paese dell'isola, nei mesi estivi, i proprietari dei chioschi, ristoranti e negozi vari, i villeggianti con casa propria o affittata, ed i 2000-5000 visitatori giornalieri le conferiscono un carattere frizzante e allegro.  Le sue principali fonti di reddito, come si può immaginare, sono la pesca ed il turismo. La ricchezza delle specie marine e dei fondali, in particolare le distese di posidonia, hanno portato nel 1986 alla costituzione della riserva marina dell'isola di Tabarca e della zona di mare circostante. Queste informazioni sono tratte dal sito web riguardante l'isola di Nueva Tabarca, dove potrete trovare molte altre interessanti informazioni di genere culturale, artistico, ambientale, foto del paese, dell'isola e molto altro." class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/nueva_tabarka.jpg" style="float: left; width: 45%;" title="Isola di Nueva Tabarka" />L'isola di Nueva Tabarca è situata a 38º 10' latitudine Nord e 0º 28' longitudine Ovest, con una lunghezza di circa 1.800 m. ed ha una larghezza massima di 400 m. Orientata in direzione NO-SE di fronte alla costa di Alicante; dista 3 miglia dal capo di Santa Pola e 11 dalla città di Alicante, gode di un clima temperato (media annuale di 17ºC).<br /> La sua forma allungata si stringe nella sua metà, proprio all'altezza del porto e della spiaggia, dividendola da un lato nella parte urbanizzata 'poblado' e dall'altra nel 'campo'.<br /> Benché il numero dei censiti sia pari a 100, la sua popolazione fluttua considerevolmente a seconda del periodo dell'anno. Mentre in pieno inverno non più di 30 persone vivono nel paese dell'isola, nei mesi estivi, i proprietari dei chioschi, ristoranti e negozi vari, i villeggianti con casa propria o affittata, ed i 2000-5000 visitatori giornalieri le conferiscono un carattere frizzante e allegro.<br /> Le sue principali fonti di reddito, come si può immaginare, sono la pesca ed il turismo. La ricchezza delle specie marine e dei fondali, in particolare le distese di posidonia, hanno portato nel 1986 alla costituzione della riserva marina dell'isola di Tabarca e della zona di mare circostante.</p> <p>Le informazioni di seguito sono tratte da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tabarca_%28Spagna%29">Wikipedia</a>.</p> <blockquote><p>Varie popolazioni hanno dimorato nell'isola o hanno avuto contatti con la stessa. I Greci la denominarono Planesia, Πλανησία e i Romani Planaria.</p> <p>I corsari barbareschi venuti da Algeri l'occuparono in svariate occasioni come base per gli attacchi alla costa alicantina.</p> <p>Prima del 1700 era conosciuta come Illa Plana (Isola Piana) o Illa de Sant Pau (Isola di San Paolo), poiché si riteneva fosse l'isola in cui sbarcò San Paolo.</p> <p>La sua attuale denominazione è dovuta all'insediamento, durante il regno di Carlo III di Spagna, di 69 famiglie di origine genovese provenienti dalla piccola isola di Tabarka, sita a circa 300 metri dalle coste tunisine. Dipendenza della Repubblica di Genova, la Tabarka africana fu occupata nel 1741 dal bey di Tunisi, per diventare algerina nel 1756.</p> <p>Il monarca spagnolo riscattò le famiglie genovesi nel 1768 e le trasferì ad Alicante, dove, provvisoriamente, si installarono nel Collegio della Compagnia di Gesù, libero dacché ne furono espulsi i Gesuiti. In seguito si insediarono definitivamente nell'isola di Sant Pau, dove vennero costruite mura, batterie, bastioni, magazzini e case, che costituiscono un interessante e singolare esempio dell'attività ricolonizzatrice di Carlo III. A partire dal 1770 l'isola prese il nome di Nueva Tabarca. I cognomi più comuni dei suoi attuali abitanti ne tradiscono l'origine genovese: Chacopino (Giacoppino), Luchoro (Luxoro), Manzanaro (Mazzanaro), Salieto (Saglietto), Parodi, Pianello, Russo e molti altri.</p> </blockquote> <p> </p> </div></div></div><div class="field field-name-field-addthis field-type-addthis field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"></div></div></div>Sat, 04 Jun 2016 11:03:16 +0000admin190 at https://carloforte.nethttps://carloforte.net/nueva_tabarka.htm#commentsLa storia dei galanzieri - parte secondahttps://carloforte.net/storia_galanzieri2.htm <div class="field field-name-field-image field-type-image field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" rel="og:image rdfs:seeAlso" resource="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/galanzieri_1.jpg"><a href="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/galanzieri_1.jpg" title="Galanzieri caricano il minerale nelle Bilancelle presso il molo di Buggerru" class="colorbox" data-colorbox-gallery="gallery-node-189-JKNsf5NLwgs" data-cbox-img-attrs="{&quot;title&quot;: &quot;&quot;, &quot;alt&quot;: &quot;Galanzieri caricano il minerale nelle Bilancelle presso il molo di Buggerru&quot;}"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/articles/galanzieri_1.jpg?itok=bslgvQKe" width="740" height="514" alt="Galanzieri caricano il minerale nelle Bilancelle presso il molo di Buggerru" title="" /></a></div></div></div><div class="field field-name-field-related-news field-type-entityreference field-label-above"><div class="field-label">Argomenti correlati:&nbsp;</div><div class="field-items"><div class="field-item even"><a href="/storia_galanzieri.htm">La storia dei galanzieri - parte prima</a></div></div></div><div class="field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" property="content:encoded"><h2><img class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/battellieri.jpg" style="border-width: 1px; border-style: solid; width: 400px; height: 291px; float: left;" title="Battelli a Buggerru" />La storia dei galanzieri e le origini del movimento socialista a Carloforte in Sardegna.</h2> <div class="clearfix"> <p> </p> </div> <p><strong><em>Testi e ricerche di G.Aste e R. Cambiaggio.<br /> Impaginazione e realizzazioni grafiche a cura delle guide del Museo Civico.<br /> Esportazione sul web a cura di Pietro Cappai.</em></strong></p> <div class="clearfix"> </div> <h3>Parte seconda</h3> <p>Durante la manifestazione si verificarono incidenti: secondo l'accusa lo stesso pretore, accorso per sedare il tumulto fu disarmato e percosso. Nella notte ci furono gli arresti, discriminati dagli odi e dalle rivalità municipali. 45 persone furono condotte in giudizio per frode in commercio, per oltraggio a pubblico ufficiale per istigazione a delinquere (3). Il processo si svolse tra il 18 Giugno e il 2 Luglio 1881. Fu un processo che in quel tempo fece scalpore perché la questione operaia, per un momento, fu oggetto di dibattito in un'aula giudiziaria. Era forse questa una delle prime esplosioni di collera popolare in Sardegna, scrive il Sotgiu, che ne vide moltissime nei primi decenni dell'unità d'Italia. Tali esplosioni vedevano da una parte, una folla inferocita per l'accumularsi dei sacrifici e delle sofferenze e dall'altra l'apparato repressivo dello Stato insensibile ad ogni richiesta.</p> <p>Il processo pur concludendosi con la condanna di alcuni imputati, si risolse in un atto di accusa contro lo sfruttamento dei lavoratori operato dalle società minerarie. Così a poco a poco, pur in modo confuso, si andava formando nell'animo della popolazione una coscienza sociale; per il momento comunque i minerari ebbero la meglio sui galanzieri. Bisogna attendere la fine dell'ottocento perché le rivendicazioni operaie abbiano un nuovo impulso<br /> Proprio in quel tempo infatti il problema dei galanzieri si accentuò in quanto la loro attività e il loro numero crebbe in proporzione all'aumento della produttività delle miniere dell'Iglesiente: dalle 80.000 Ton. del 1870 si sale sino alle 104.783 del 1912, i Battelli addetti al trasporto sono quasi raddoppiati.</p> <p>Traiamo da uno scritto di Antonio Penco, mercante di tonnara, testimone oculare, alcune considerazioni sullo spettacolo che offriva la febbrile attività dei galanzieri "Era una gara fantastica di decine e decine di vele che si destreggiavano talvolta a vele ridotte, il che formava uno spettacolo di bellezza e di ardimento per la comprovata valentia dei naviganti, che, anche in spazi ristretti s'incrociavano e si sorpassavano veloci senza il minimo contrattempo. Altro grandioso spettacolo presentava la rada di Carloforte quando vi convergevano contemporaneamente cinque o sei vapori per caricarvi o scaricarvi il minerale: tutti i battelli erano in movimento e tutta la rada poteva dirsi impegnata dato che i vapori si ormeggiavano in punti diversi; ora come un fantastico formicolio di barche che da terra trasportavano il minerale al vapore o dal vapore a terra e tosto tornavano al punto d'imbarco o di sbarco caricando o scaricando la pesante materia con rapidità fantastica. Se tirava vento, si vedevano le forme di vele più svariate adattate per la circostanza lavorando senza posa sino a tarda sera col solo intervallo di una breve colazione….".</p> <p><img alt="Giuseppe Cavallera" class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/cavallera.jpg" style="float: right; width: 250px; height: 294px;" title="Giuseppe Cavallera" />Al di là dell'aspetto pittoresco della descrizione, risalta l'immane fatica di quel duro lavoro: chiusi nella morsa degli agenti tutori degli interessi delle miniere e degli impresari dei trasporti, i Battellieri vivevano la loro grama vita di fatica quando trovarono modo di organizzarsi e sostenere le proprie ragioni grazie all'iniziativa di Giuseppe Cavallera, giunto per caso a Carloforte su invito dell'amico Fausto Armeni nel settembre del 1897. Resosi conto delle tristi condizioni dei lavoratori carlofortini, li riunì in una organizzazione "Lega dei Battellieri" che si può considerare come un primo esempio di organizzazione sindacale.</p> <p>Così giustificò la costituzione di questa lega L'avvocato Pasquale Castaldi Millelire che in un articolo dell'Unione Sarda del 10/11/1897 scrisse "A questi lagni si aggiungono quelli della giornata di lavoro, tanto da parte dei battellieri quanto quelli degli operai a giornata …tutti questi sono obbligati a recarsi a bordo prima delle quattro di mattina e non vi è limite di durata ….. sino a tarda notte senza aumento di mercede … pare incredibile eppure e così: che nella rada di Carloforte, senza approdo alla banchina, senza macchine, sulle sole braccia si arriva a caricare sui vapori oltre mille ton. di minerale al giorno.</p> <p>Che qualità di lavoro sia questo del trasporto del carico della Calamina specialmente lo lascio dire ai medici di Carloforte, i quali all'aspirazione del fine polveriglio di essa attribuiscono diverse gravissime affezioni, mentre d'altra parte gli sforzi straordinari esauriscono e guastano la bella gioventù la quale verso i 45 anni deve smettere ogni lavoro faticoso… perdurando questo stato di cose, tutti, Battellieri e operai di mare, trovano che l'unico modo di poter presentare le loro lagnanze senza esporsi a licenziamenti era quello di unirsi in società, possibilmente anche riconosciute come ente legale, e quindi nei modi legali esporre alle Autorità i propri bisogni, le rimostranze loro collo scopo di ricostituire appena se ne avessero i mezzi una società di Cooperativa di consumo, onde poter avere i generi migliori e a più buon mercato ..….. Questa società intitolata "Lega dei Battellieri" si costituì nel settembre scorso e alla fine di Ottobre contava già più di 650 membri…..La sua rappresentanza assegnò già all'autorità municipale e al SottoPrefetto d'Iglesias le rimostranze e le domande relative agli abusi sopra accennati, limitandosi a chiedere che le tariffe per tonnellata fossero rimesse quali erano prima del 1881, siano soppressi gli inconvenienti lamentati, e sia fissata la giornata di lavoro".Non ottennero nulla i galanzieri, ma almeno cominciarono a dimostrare una certa comunità d'intenti: era la prima volta che una comunità di lavoratori si presentava a tutelare i propri interessi dinanzi all'Autorità tutoria.</p> </div></div></div><div class="field field-name-field-tags field-type-taxonomy-term-reference field-label-inline clearfix"><div class="field-label">Tags:&nbsp;</div><div class="field-items"><div class="field-item even" rel="dc:subject"><a href="/tags/cultura" typeof="skos:Concept" property="rdfs:label skos:prefLabel" datatype="">Cultura</a></div><div class="field-item odd" rel="dc:subject"><a href="/tags/galanzieri" typeof="skos:Concept" property="rdfs:label skos:prefLabel" datatype="">Galanzieri</a></div><div class="field-item even" rel="dc:subject"><a href="/tags/battellieri" typeof="skos:Concept" property="rdfs:label skos:prefLabel" datatype="">Battellieri</a></div></div></div><div class="field field-name-field-addthis field-type-addthis field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"></div></div></div>Sat, 04 Jun 2016 00:42:48 +0000admin189 at https://carloforte.nethttps://carloforte.net/storia_galanzieri2.htm#commentsLa storia dei galanzieri - parte primahttps://carloforte.net/storia_galanzieri.htm <div class="field field-name-field-image field-type-image field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" rel="og:image rdfs:seeAlso" resource="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/galanzieri_2.jpg"><a href="https://carloforte.net/sites/default/files/articles/galanzieri_2.jpg" title="Galanzieri caricano il minerale nelle Bilancelle presso il molo di Buggerru" class="colorbox" data-colorbox-gallery="gallery-node-188-JKNsf5NLwgs" data-cbox-img-attrs="{&quot;title&quot;: &quot;&quot;, &quot;alt&quot;: &quot;Galanzieri caricano il minerale nelle Bilancelle presso il molo di Buggerru&quot;}"><img typeof="foaf:Image" src="https://carloforte.net/sites/default/files/styles/juicebox_medium/public/articles/galanzieri_2.jpg?itok=g8mbZ97q" width="740" height="514" alt="Galanzieri caricano il minerale nelle Bilancelle presso il molo di Buggerru" title="" /></a></div></div></div><div class="field field-name-field-related-news field-type-entityreference field-label-above"><div class="field-label">Argomenti correlati:&nbsp;</div><div class="field-items"><div class="field-item even"><a href="/storia_galanzieri2.htm">La storia dei galanzieri - parte seconda</a></div></div></div><div class="field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even" property="content:encoded"><h2><img class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/battellieri.jpg" style="width: 60%; float: left;" title="Battelli a Buggerru" />La storia dei galanzieri e le origini del movimento socialista a Carloforte in Sardegna.</h2> <div class="clearfix"> <p> </p> </div> <p><strong><em>Testi e ricerche di G.Aste e R. Cambiaggio.<br /> Impaginazione e realizzazioni grafiche a cura delle guide del Museo Civico.<br /> Esportazione sul web a cura di Pietro Cappai.</em></strong></p> <div class="clearfix"> </div> <h3><strong>Parte Prima</strong></h3> <p>Agli inizi del '900 Carloforte è il secondo porto della Sardegna per numero di navi e per tonnellaggio di merci trasportate. Tale posizione fu raggiunta in seguito allo sviluppo, a partire dalla seconda metà dell'800 delle industrie estrattive del Suicis-Iglesiente.</p> <p>Mancando strade e mezzi per il trasporto via terra, le società minerarie fra cui: Pertusola, Malfidano, Vieille-Montagne, Gennamari-Ingurtosu che avevano in appalto le miniere della costa occidentale sarda, trovarono più economico il trasporto del minerale ed il suo provvisorio immagazzinamento a Carloforte. Qui rimaneva in attesa di essere reimbarcato sulle grosse navi o bastimenti che l'avrebbero portato alla definitiva lavorazione negli attrezzati centri del continente. Fu conseguenza ovvia il dilatarsi in continuità, e con punte sempre ascendenti, del numero dei  marinai. Tale genere di lavoro ebbe inizio nel 1851 con trasbordo dai porti di Funtanamare e Portoscuso dei primi 11.000 quintali di Galena e Cerusite.</p> <p><img alt="Trasportatore di minerale (Galanziere)" class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/galanziere.jpg" style="float: left;" title="Trasportatore di minerale (Galanziere)" /> Era minerale di piombo, e poiché la galena era detta "Galanza", "Galanzieri si chiamarono i marinai addetti al trasporto. Vennero quindi i trasporti dalle miniere di Gennamari (Galena e Cerusite nel 1852), Ingurtosu (idem nel 1857), Masua e San Giovanni d'Iglesias (idem nel 1860, e dal 1867 anche Calamina), Nebida (Galena e Cerusite, nel 1864), Acquaresi e Cala Domestica (idem nel 1865), Malfidano (Calamina nel 1866), Montecani e Monte Agruxau d'Iglesias (idem nel 1867), San Giorgio d'Iglesias (idem nel 1869)(1). Dagli 11.000 quintali del 1851 si arrivò così agli 801.490 quintali del 1869, e si continuerà ad un ritmo pressoché identico, se non crescente, sino alla vigilia della seconda guerra mondiale, relativamente alle miniere che sarebbero rimaste in attività. Si trattava di un lavoro durissimo (come si può apprendere da varie fonti e persino dalla viva voce di qualche superstite) che per circa un secolo mise a dura prova lo spirito di resistenza e di sacrificio dei carlofortini, ne consumò le energie migliori e lasciò un ricordo indelebile nella popolazione dell'isola</p> <p> </p> <p>I Galanzieri da marinai dovevano improvvisarsi facchini, terrazzieri, equilibristi, corridori: i punti d'imbarco sulle spiagge sarde erano assai limitati nelle loro capacità di attracco per cui giungervi per primi, oltre che procurare la precedenza nelle operazioni, poteva comportare per i galanzieri la possibilità di due viaggi in un giorno (per gli approdi più vicini).</p> <p>Uscivano dalle loro case ai primi chiarori dell'alba, e talvolta anche a notte alta, molto prima che il sole spuntasse, furtivi come ladri, le scalmiere fasciate di stoppa  o con sughero per non farsi scoprire dai compagni "concorrenti", a fanali spenti, in un gioco d'anticipo che in realtà si rivelava troppo spesso inutile, essendo "le spie" continuamente sul "chi va là".</p> <p>La navigazione era a vela, quando c'era vento, altrimenti a remi per le 6 miglia di Portovesme, le 12 circa di Funtanamare, Nebida e Masua, le 14 circa di Cala Domestica, le 15 di Buggerru, le 40 di Piscinas. Giunti al punto di imbarco, il tuffo a mare per preparare i pontili mobili con cavalletti e tavoloni dal battello alla spiaggia; la corsa ai vagoncini che dai vicini magazzini permettevano il trasporto sul litorale; quindi l'operazione di carico, a velocità frenetica: due zappatori a riempire i sacchetti di 45/50 kg. o <strong><em>le coffe</em></strong> introdotte in un secondo momento; 4 o 5 (a seconda della portata della barca), <strong><em>"facchini corridori"</em></strong> a scaricare i sacchetti nelle stive, dove dalla metà delle operazioni in poi uno o due di essi dovevano improvvisarsi terrazzieri per facilitare o perfezionare lo stivaggio; il tutto a velocità sostenuta, per tutto il tempo delle operazioni (si trattava di caricare battelli della portata dalle 12 alle 22 ton.) sui traballanti e viscidi tavoloni dai quali, se si perdeva il passo, si correva il rischio del tuffo a mare.<br clear="ALL" /><br /> Non vi erano funzionari del Registro Navale a controllare il carico e la salvaguardia dell'equipaggio; si partiva per Carloforte col battello abboccato, attraverso gli ombrinali l'acqua scorreva sulla tolda ricurva, col pericolo che durante la navigazione potesse penetrare nelle stive con grave pericolo per la navigazione. <strong><em>"ci si poteva fare il bagno" </em></strong>afferma il vecchio galanziere di 93 anni Carlino Bonifai nel suo racconto. Spesso le operazioni di carico erano complicate dalla bassa marea per cui, non riuscendo a coprire tutta la distanza dal battello alla spiaggia coi pontili mobili, i galanzieri erano costretti a lavorare col canotto<em>.</em></p> <blockquote><p><img alt="Battelli di Carloforte sulla costa sarda che si apprestano alla posa dei tavoloni per trasportare il minerale dai depositi alle stive" class="img_with_border" src="/sites/default/files/images/battelli.jpg" style="float: right;" title="Battelli di Carloforte sulla costa sarda che si apprestano alla posa dei tavoloni per trasportare il minerale dai depositi alle stive" /><strong><em>" La gola era grossa, continua zio Carlino, carica e carica, e dopo andavano a fondo con tutto il minerale! Vai ad assubacarti (andare sott'acqua) nell'acqua e tirare su; oh era … piombo!… e bisognava tirarlo su a poco a poco".</em></strong></p> </blockquote> <p> Ecco, fretta e gola, gli ingredienti primi del lavoro del galanziere: fretta per non perdere il posto d'imbarco in miniera e di sbarco sulla spiaggia di Carloforte, gola per racimolare qualche centesimo di paga in più. I galanzieri erano infatti pagati a tonnellata: nel 1870 mediamente 6,25 lire a ton. da dividere in 11 parti, per un equipaggio di sette uomini, di cui 3,5 lire all'armatore, 1,5 al padrone del battello, una ciascuno ai sei marinai.La gola!<em> </em></p> <blockquote><p><em>" <strong>Una volta venivamo da Buggerru col battello carico al fondo, racconta il Bonifai, ci ha preso lo scirocco nel golfo di Flumini e noi si credeva di colare a picco! L'acqua giungeva dai filetti e minacciava di entrare nei boccaporti. Abbiamo messo i remi sul canotto, pronti a buttarci se il battello fosse affondato. Ma u' Segnun u l'ea Tabarchin! ( il Signore era carlofortino)".</strong></em></p> </blockquote> <p>L'arrivo a Carloforte comportava una nuova sfacchinata, non di troppo inferiore alla precedente:  trasportare il minerale dai battelli ai magazzini, ancora su pontili mobili, (il porto non era banchinato).</p> <p>I magazzini erano sparpagliati lungo il litorale: allo Spalmadureddu il minerale della Vieille Montaigne; a Taccarossa quello di Malfidano, nel sito dove sorge l'Istituto Nautico quello di Piscinas, dove sono le cooperative dei pescatori quello di Nebida, allo Stagnetto quello di Masua; mentre presso il " Palazzo Vecchio" era il deposito di Coke inglese che le barche trasportavano a Masua, per quella fonderia entrata in funzione nel 1862.</p> <p>Quando infine il deposito diventava consistente, si procedeva al carico delle navi ancorate in rada. Sui battelli veniva reimbarcato il minerale dai magazzini: una breve volata sotto bordo dei grossi bastimenti sulle fiancate delle quali erano già stati approntati <strong><em>"i quartieri"</em></strong> (una sorta di scala pensile di tre o quattro soglie, a seconda dell'altezza della barca e sulle quali prendevano posto i galanzieri  che effettuavano il passamano del minerale); quindi con l'aiuto di un congruo numero di giornalieri, lo scarico. Due zappatori riempivano le coffette nelle stive di poppa e di prua; quattro marinai effettuavano il primo passaggio dalla barca al quartiere più basso ( man mano che la nave scendeva sotto il peso del carico, diminuiva una soglia, altri due sui diversi quartieri, fino ai quattro che sulla nave, scaricavano nelle stive il tutto senza interruzione, in mezzo a una nuvola di polvere di piombo che mozzava il respiro.</p> <p>Era evidente pertanto che queste dure condizioni di lavoro (mal retribuito in rapporto alla fatica) avrebbero provocato presto o tardi delle manifestazioni di protesta. Lo sciopero del 1881 fu il primo di questi eventi (2). Nel Gennaio di quell'anno infatti fu inscenata una rumorosa manifestazione contro l'agente della Società Malfidano, il francese Jacomy. Parecchie persone si riunirono sotto le finestre della sua abitazione per gridare che il salario, per il trasporto del minerale da Buggerru a Carloforte, doveva essere elevato da 4 a 5 lire per tonnellata mentre Jacomy voleva ridurlo a 3 lire.</p> </div></div></div><div class="field field-name-field-tags field-type-taxonomy-term-reference field-label-inline clearfix"><div class="field-label">Tags:&nbsp;</div><div class="field-items"><div class="field-item even" rel="dc:subject"><a href="/tags/cultura" typeof="skos:Concept" property="rdfs:label skos:prefLabel" datatype="">Cultura</a></div><div class="field-item odd" rel="dc:subject"><a href="/tags/galanzieri" typeof="skos:Concept" property="rdfs:label skos:prefLabel" datatype="">Galanzieri</a></div><div class="field-item even" rel="dc:subject"><a href="/tags/battellieri" typeof="skos:Concept" property="rdfs:label skos:prefLabel" datatype="">Battellieri</a></div></div></div><div class="field field-name-field-addthis field-type-addthis field-label-hidden"><div class="field-items"><div class="field-item even"></div></div></div>Sat, 04 Jun 2016 00:21:05 +0000admin188 at https://carloforte.nethttps://carloforte.net/storia_galanzieri.htm#comments